Autosvezzamento, solo se i genitori mangiano bene …

Oggi, parliamo di un momento importante nella vita del vostro bambino. Il passaggio delicato quando inizierete ad alimentare vostro figlio con altri alimenti in aggiunta al latte della mamma (o artificiale).

Questa tappa, fondamentale nella vita del vostro bambino, è nota con il nome di “svezzamento” o “divezzamento”. Meglio però chiamarla “alimentazione complementare”.

Con alimentazione complementare, infatti, si abbraccia maggiormente l’idea che l’introduzione di nuovi cibi non sostituisce il latte ma lo integra. Il termine “svezzamento” invece sottintende che si deve perdere un “vezzo”, ovvero il latte.

Il periodo dell’alimentazione complementare è un momento di sperimentazione e apprendimento, durante il quale il bambino “guida” in modo più o meno attivo questo processo, usando le proprie capacità e competenze.  Il passaggio da una dieta di solo latte a una “da adulto” dovrà essere un processo lento e rispettoso dei tempi di ciascun bambino. Rispetto del bambino, delle sue scelte, dei suoi gusti, della sua sazietà e dei suoi no. I bambini hanno la capacità di autoregolarsi. Dobbiamo solo imparare a osservarli e capirli, dando loro fiducia.  E’ quindi importante procedere con gradualità, evitando atteggiamenti impositivi.

QUANDO INIZIARE?

Per questo delicato passaggio, non esiste un momento preciso e uguale per tutti i bambini. Ma tempi simili.

L’introduzione dei primi cibi diversi dal latte può dipendere da numerosi fattori. Possono influire il peso e lo sviluppo del bambino. il rapporto mamma-bambino, le esigenze specifiche della famiglia, etc.

Se questo è vero, è vero anche che gli Organismi nazionali e internazionali si esprimono in modo abbastanza concorde sul momento più appropriato per cominciare.

I 6 mesi di vita. Fino ai 6 mesi circa il latte, materno o di formula, copre da solo tutti i bisogni nutrizionali del piccolo/a. Ce lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nelle sue raccomandazione in tema di “alimentazione complementare” riporta che l’introduzione di altri alimenti oltre il latte dovrebbe iniziare al compimento del 6°mese. Così come lo dice il nostro Ministero della salute nel documento “F.A.Q sulla corretta alimentazione ed educazione nutrizionale nella prima infanzia” (per scaricare il documento, clicca qui).

E non dovrebbe essere rimandato oltre i 7 mesi. Questo perchè il latte materno e/o formulato non garantisce più da solo un adeguato apporto di ferro, rame, zinco, vitamine e calorie. Perciò il bambino se non integra la propria dieta con cibi solidi potrebbe andare incontro a carenze nutritive. Bisogna anche ricordare che dopo il 6 mese i meccanismi digestivi e la funzionalità renale raggiungono livelli simili a quelli dell’adulto.

Oltre a questa indicazioni, l’altra regola fondamentale per decidere quando cominciare è osservare vostro figlio. Sarà lui/lei a farvi capire quando è pronto. Sta seduto da solo? Coordina occhi, mani e bocca? Riesce ad afferrare un oggetto? Tenta portarselo alla bocca qualcosa? Si interessa a quello che gli altri mangiano? Riesce a deglutire?  E’ in grado di “farsi capire” opponendosi o accettando ciò che gli viene offerto?

Detto questo, comunque il consiglio è di consultarsi sempre con il proprio pediatra di famiglia.

COME FARE? un nuova proposta: l’alimentazione complementare a richiesta

Verso i 6 mesi il bambino è maturo per mangiare liberamente un po’ di tutto ciò che mangiano i genitori.

Per questo, oggi, alcuni pediatri ci parlano di alimentazione complementare a richiesta (o autosvezzamento). Voi ne avete mai sentito parlare?

L’alimentazione complementare a richiesta sostiene di iniziare la nuova avventura alimentare seguendo i tempi del proprio bambino. I segnali che lancia e introducendolo da subito ai cibi che si mangiano in famiglia, purché sani ed equilibrati. Secondo questo approccio, semplice ma allo stesso tempo rivoluzionario, è il bambino a segnalare il proprio interesse per il cibo. In questo senso il bambino non deve essere guidato, ma guidare. E il genitore deve facilitare.

Come? Facendolo parte attiva dei pasti dei “grandi”,  lasciandolo afferrare quello che gli capita sotto mano e che gli sembra interessante per poi portarlo alla bocca, buttarlo in terra, annusarlo, spalmarselo sulla faccia. Solo il bambino “sa” quando il suo corpo è pronto per affrontare il passo successivo in campo di alimentazione, così come è il solo a sapere se è sazio o se ha fame.

E tutto deve essere fatto In modo COMPLEMENTARE perché il latte potrà rimanere per lui l’alimento principale fin verso i 12 mesi.

Piano piano il genitore, assieme al bambino, scoprirà quali sono i sapori e le consistenze preferite e anche il modo migliore di porgere il cibo, tenendo però sempre presente che i gusti nei bambini possono cambiare da un giorno all’altro. Il numero degli assaggi aumenterà, fino a diventare un vero e proprio pasto. Arriverà così in pochi mesi a mangiare tutto. Nell’autosvezzamento i genitori sono responsabili per il “cosa, il quando, e il dove si mangia” mentre  i bambini sono responsabili per “il quanto mangiare” e “se assaggiare”.

I sostenitori di questo approccio sostengono che l’unica condizione fondamentale se lo si vuole provare è che in famiglia si mangi in modo semplice, sano e leggero. La dieta dei genitori deve essere equilibrata e salutare.  Noi vi consigliamo comunque sempre di confrontarvi con il vostro pediatra di famiglia e di decidere insieme con lui/lei.

un esempio di pasto equilibrato …

Secondo l’approccio dell’autosvezzamento, le ricette che si preparano normalmente in famiglia vanno bene anche per lui/lei, purché la famiglia mangi in modo sano.

Un utile strumento è la piramide alimentare. La conoscete? Quando preparate il vostro menù la prendete in considerazione?

In base alla piramide alimentare, ad esempio, sapete che ogni pasto principale dovrebbe contenere:

  • uno o più alimenti appartenenti al gruppo dei cibi ricchi di carboidrati: pasta, riso, cereali, polenta, pane e simili
  • un alimento appartenente al gruppo dei cibi ricchi di proteine: carne, pesce, uova, latticini, legumi
  • verdura di qualunque tipo, cotta o cruda, di stagione

Inoltre, per cucinare in salute, bisognerebbe preferire come condimento l’olio d’oliva extravergine a crudo. Così come bisognerebbe limitare il più possibile l’uso dello zucchero e del sale. I cibi contengono infatti questi alimenti in quantità sufficiente.

A fine pasto, poi, bisognerebbe offrire sempre della frutta, preferibilmente cruda e di stagione. Ottima se no, per gli spuntini.

Per aiutarvi, alcune immagini:

 

 

I sostenitori dell’alimentazione complementare a richiesto affermano come questa incoraggi tutta la famiglia a mangiare meglio. E questo perchè i genitori stessi sono portati ad avere una maggiore attenzione ad un’alimentazione equilibrata e sana.

E le allergie?

Immaginiamo che alcuni genitori, se pur attratti da questo approccio, possano essere spaventati dal rischio allergie.

Tuttavia recenti studi dimostrano come l’introduzione ritardata degli alimenti non aiuta ad evitare le allergie. Le linee guida correnti dicono che dopo i sei mesi si può introdurre già tutto.  E non c’è motivo per posticipare l’inserimento di alcuni alimenti piuttosto che altri. Solo nei casi in cui in famiglia sono presenti allergie (genitori, nonni, etc) alcuni gruppi di alimenti, quali uovo, pesce, frutta secca, frumento, latte vaccino potrebbero dover essere introdotti in modo graduale. In generale, ma sopratutto in questi casi vi consigliamo di confrontarvi con il vostro Pediatra di famiglia.

In accordo con le recenti raccomandazioni internazionali, l’unico alimento da introdurre dopo l’anno di età è il miele di produzione artigianale. Questo infatti anche se molto raramente potrebbe causare una malattia molto pericolosa (il botulismo infantile).

Inoltre qualunque modalità di svezzamento voi scegliate, vi ricordiamo che il latte materno o di formula va sostituito con il latte vaccino solo dopo il compimento dell’anno. Questo perchè il latte vaccino contiene poco ferro.

 

IL RISCHIO DI SOFFOCAMENTO

Un’altra paura legittima e comune in alcuni genitori può essere il rischio di soffocamento. Per questo è necessario porre molta attenzione. Ad esempio, e sopratutto all’inizio, può essere opportuno proporre gli alimenti sminuzzati, schiacciati o tagliati. Se invece, si lascia che il bambino faccia da solo (tenendo ad esempio in mano un maccherone o un pezzetto di verdura) bisogna sorvegliarlo scrupolosamente e non lasciarlo mai da solo.

Per questo alcuni comportamenti sono assolutamente da evitare.

  • i bambini non si lasciano mangiare da soli, ma devono essere sempre supervisionati da adulti
  • non cominciare lo svezzamento troppo presto, ma solo quando il bambino sta ben seduto in posizione eretta
  • cercare per quanto possibile di non imboccare il bambino, è bene che mangi in modo autonomo così da aver il controllo di quello che ha in bocca
  • evitare che il bambino metta troppo cibo in bocca
  • fare attenzione alla consistenza dei cibi. Gli elementi più a rischio sono quelli piccoli, lisci, appiccicosi, che presentano filamenti e che possono spezzarsi senza perdere consistenza.

Frequentare i corsi sulla disostruzione delle vie aeree che sono organizzati ne tuo territorio, da questo punto di vista, offre una sicurezza ulteriore.

E se alla fine non vuole i nostri cibi …

C’è sempre la pappa tradizionale.

Brodo vegetale (circa 200 ml) + verdura passata (2 cucchiai) + cereali o pastina (2-3 cucchiaini) + carne leggera o pesce o legumi o formaggio (20 – 30 gr) + olio di oliva extravergine (2 cucchiai).

Anche questa pappa è corretta dal punto di vista nutrizionale e può essere offerta al bambino ai due pasti principali e variando gli ingredienti di giorni in giorno.

Ricordate che siete voi genitori che dovete scegliere quale tipo di svezzamento è più adatto per voi e per il vostro bambino.

 

Qual è la vostra esperienza? Avete provato l’alimentazione complementare a richiesta? 
Avete qualche consiglio per gli altri genitori? …

 

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